
Oggi in realtà avrei molto da studiare, ma decidendo di aggiungere questa foto (la mia preferita e forse anche la mia prima foto davvero riuscita e sentita) i miei pensieri volano all'amore. Ma non l'amore romantico, o almeno non solo. L'amore in senso generale e complessivo, l'amore che ci sostiene, quello che nella sua dipendenza ci rende liberi.
I greci avevano tanti modi per definirlo perchè in tanti modi esso è presente nelle nostre vite. Esso ha almeno sette facce essenziali dalla cui combinazione poi scaturiscono le molteplici possibili sfumature di affetto nelle nostre relazioni.
Quello che sicuramente tutti abbiamo ben presente quando parliamo di amore è
Eros, l'amore passionale, quell'attrazione irresistibile che porta due persone a confondersi l'una e nell'altra e a perdersi in questa unione fisica e totale. Altro lato, più delicato, è
Philos, l'amore sentimentale, quello dell'anima: molti penseranno ora a "filosofia", l'amore per la conoscenza, ma philos è sicuramente il tipo d'amore prevalente nell'amicizia, quella vera, che ascolta e comprende, e che nella sua effimerità è un appoggio indistruttibile della nostra quotidianità. L'amore che ci lega ai nostri familiari, consaguigni, ma nato anche dalla condivisione di sentimenti ed interessi è
Storghè, mentre
Ludus è l'amore senza un sentimento profondo, superficiale e deperibile, senza gelosia e per questo anche con più partner alla volta.
Pragma è fatto di impegno reciproco, di volontà, è molto meno sentito e nel nostro ideale non ricorda affatto l'amore che vorremmo vivere; è privo di forti emozioni ed ha la certezza che l'amore non sia poi cosa tanto importante... Il suo opposto può ben essere l'amore folle, malato,
Mania: accecante, ossessivo, tormentoso, è prigionia; forse diretto a persone che non apprezziamo completamente, ma di cui avvertiamo un bisogno assoluto e sofferto, che ci toglie l'aria e la vita. Ed infine, il più puro di tutti,
Agape: "l'amore che divora", quello completamente altruistico, dedito al prossimo, che non chiede niente se non la felicità dell'altro.. l'amore infinito ed amornico che da la sensazione di essere avvolti in un senso molto più grande.
Un autore che io adoro, Varela, sosteneva che ogni volta che non cerchiamo di comprendere qualcun'altro, stiamo distruggendo anche noi stessi, in questa circolarità plasmatica che è la nostra esperienza di mondo, e di vita.